Come molti italiani di sesso maschile seguo con interesse il calcio, tifo con passione una squadra, l’Inter, per la cronaca, guardo le partite, seguo le notizie, faccio il fantacalcio con gli amici… tutto molto bello, starete pensando, ma dove vuoi arrivare, caro Davide?

la_gazzetta_dello_sport-2015-08-21-55d659aee9628-e1440240650338

Pochi giorni fa, un titolo, in bella mostra, pubblicato in prima pagina sulla Gazzetta dello sport, fa notizia, come spesso accade, più dell’articolo stesso. Si parla di un giocatore ventenne, Romagnoli, nuovo acquisto del Milan, valutato ben 25 milioni di euro nonostante la giovane età, paragonato dai media al grande campione Nesta, visto il ruolo e la fiducia risposta in lui dalla società rossonera. Il titolo in questione recita: SENTITE ROMAGNOLI “Difendo come Nesta, ho il tocco di Zidane”.

Romagnoli-visite-mediche-770x470

Dopo un primo coro di appassionati, che probabilmente non hanno nemmeno letto l’articolo, pronti a ridicolizzare il giocatore, a giudicarlo come un ragazzetto presuntuoso, i tipici lettori indignati (ogni settimana, anzi ogni giorno c’è qualcuno che si indigna per qualcosa e lo scrive sui social, giusto?) prendono di mira il giornale, i giornalisti, che ormai, forse più per moda che per consapevolezza, vengono etichettati, certe volte giustamente, come insulsi “giornalai”. Perchè? Semplice. Delle parole riportate nel titolo, tra virgolette, non c’è traccia nell’articolo. Si tratta di parole diverse, messe in bocca ad un personaggio pubblico, estrapolate dal contesto, che cambiano completamente il senso dell’intervista dell’interessato. Mi sono dilungato troppo su questo esempio specifico, quindi, se aveste voglia di verificare, leggete qui (la versione online dell’intervista, con un titolo adatto) e qui (la “difesa” della Gazzetta alle accuse dei lettori).

giornalismo-digitale

Esistevano, esistono ed esisteranno sempre giornalisti pronti ad attirare l’attenzione con falsi titoli o false notizie, soprattutto se si tratta di giornalisti sportivi (e non è una forma anomala di “razzismo” la mia, ma un dato di fatto, viste le numerosissime notizie tappabuchi, in particolare in estate, legate allo sport e più nello specifico al calcio). Ma negli ultimi tempi il giornalismo è cambiato, a causa di un pubblico radicalmente trasformato. Tutto parte, come sempre ormai nel XXI secolo, dal magico mondo di Internet. Il Web, i social network, i blog, anche il mio, le pseudo testate giornalistiche online: tutto è immediato, tutti sanno tutto all’istante. È questa la chiave, il fulcro attorno al quale ruota con decisione il giornalismo moderno: la rapidità. Non importa più verificare una notizia, non è fondamentale informare con precisione i propri lettori, il punto è dare loro un titolo forte, con poche righe da leggere, perchè il lettore ha fretta, mica può sorbirsi pagine e pagine di articoli (due sono già troppe… ma forse anche una), in modo tale che possa sapere subito qualcosa, condividere il tutto su Facebook, sempre con grande indignazione, perchè le notizie che contano devono indignare. Ma basta anche sparare numeri, statistiche e fatti a caso, senza verificare le fonti, tanto conta il traffico online, contano solo i “like” e le condivisioni.

Su questo argomento ho letto diversi articoli sul blog 9atmosfere. Vi invito a leggere quelli riguardanti il modo in cui sono state divulgate le notizie, gli aggiornamenti, legati anche al numero di vittime, di tre news di cronaca nera: il caso GermanWings, il caso Charlie Hebdo e il caso del Museo del Bardo di Tunisi.

images

Le agenzie, le testate giornalistiche, sfruttano i social network come Twitter, immediati, ma con scarsissime possibilità di approfondimento, sia per noi lettori, costretti a leggere aggiornamenti relativi ad attentati terroristici o incidenti aerei in 140 caratteri, sia per i giornalisti stessi, menefreghisti, intenzionati a pubblicare le loro preziosissime informazioni, incerte e non verificate, all’istante, per poi smentirle più e più volte nei minuti successivi, creando solo confusione.

Ma la colpa non è solo dei giornalisti. Come dicevo in precedenza, il pubblico, la maggioranza, vuole sapere tutto subito, perchè nel secolo di Internet e della fretta non esiste più il diritto all’informazione, ma il bisogno di informazione, il bisogno di apparire informati su tutto. Di apparire, non di essere informati.