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Il mondo del cinema è in fermento, come avviene ogni anno nel “periodo Oscar”. In più c’è il fenomeno Star Wars, iniziato a dicembre e ancora lontano dalla conclusione, ed infine i Golden Globe, che permettono di far partire già da gennaio il totoOscar. C’è la conferma di Inarritu dopo lo scorso anno, premiato come miglior regista col suo The Revenant (in uscita il 16 gennaio nelle sale italiane), miglior film drammatico, con protagonista Leonardo Di Caprio (miglior attore protagonista in un film drammatico). Ennio Morricone si regala un altro successo, un altro tassello di una carriera inimitabile, con il premio alla miglior colonna sonora, quella realizzata per il nuovo film di Quentin Tarantino, The Hateful Eight, che sarà distribuito in Italia solo il 4 febbraio. Nel frattempo il cinema italiano, dal 1 gennaio, ha assistito ad un afflusso massiccio (ed è un eufemismo) nelle sale. Il tutto grazie o per colpa, a seconda degli schieramenti quasi opposti che si sono formati sul Web, di un uomo, un comico, che ormai è diventato un fenomeno mediatico di proporzioni a dir poco epiche. Si parla di Luca Medici, conosciuto soprattutto come Checco Zalone, colui che, con il suo terzo lungometraggio, Sole a catinelle,  nel 2013, ha incassato circa 52 milioni di euro, piazzandosi al secondo posto nella classifica degli incassi cinematografici in Italia, dietro solo ad Avatar. Oggi, meno di due settimane dopo l’esordio del suo quarto film, Quo Vado, il box office registra un incasso superiore ai 50 milioni: sembra proprio che il fortunato comico sia destinato a superare il proprio record personale in scioltezza, senza alcun problema. E senza grandi difficoltà. Checco Zalone si è reso conto di avere la formula vincente per conquistare e monopolizzare il pubblico italiano e non ha dovuto far altro che portare sullo schermo il solito personaggio, l’italiano medio, solitamente il “meridionale medio”, con tutti gli stereotipi e le esagerazioni legate al sud e allo Stivale in generale. In Cado dalle nubi è nato il Checco cinematografico, un meridionale che si trasferisce al nord per fare l’artista, poi, in Che bella giornata, Checco è il meridionale ignorante e raccomandato, con una famiglia numerosissima ed “importante”. In Sole a catinelle il personaggio assume diverse sfaccettature: si fa sempre satira sull’italiano truffaldino ed ignorante, ma ci si sofferma anche sui valori della famiglia e sul rapporto padre-figlio. Fino a questo punto le commedie targate Zalone hanno rappresentato delle divertenti alternative alle altre commedie italiane, formando una sorta di genere indipendente. Ma con Quo Vado qualcosa è cambiato. C’è Checco Zalone, il meridionale, ma in questo caso è più giusto dire l’italiano, poco rispettoso delle regole, incivile. C’è il mito del posto fisso, che Checco difende a spada tratta, resistendo alla mobilità e agli assurdi posti in cui viene mandato a lavorare. C’è la solita e bizzarra storia d’amore tra Checco e una donna strampalata, ma, forse, in grado di cambiarlo. Checco ha i tempi comici, ogni tanto riesce a strappare una risata, un sorriso. Ma manca qualcosa: un film. Complessivamente appare assemblato male, quasi fosse un insieme di sketch, fino a risultare monotono e noioso. Sembra che il film si limiti ad esistere sullo schermo, come un’entità consapevole di essere osservata da milioni di persone, conscia del suo valore economico, inversamente proporzionale al suo valore effettivo. Ma Checco Zalone è un fenomeno mediatico troppo forte, quasi inarrestabile. Ormai non c’è bisogno che si curi della qualità dei suoi prodotti, nonostante non sia richiesta una qualità eccelsa, ma basti semplicemente un film comico divertente. Sarà, forse, la natura autocritica, tutta italiana, ad aver reso il personaggio Checco un’autentica macchina da soldi, che, indipendentemente da tutte le considerazioni e le riflessioni riguardo la sua comicità, può aiutare il cinema italiano a crescere (in termini economici, magari reinvestendo una parte degli incassi per progetti diversi), proponendo ogni due anni ciò che la massa aspetta trepidante, pronta a vedere e a ridere di tutti i difetti della società tricolore messi a nudo ed esasperati col “metodo Zalone”. Senza un vero e proprio film, con un prodotto non all’altezza dei precedenti e con scarsissima pubblicità (soprattutto se confrontata alla campagna promozionale di pellicole del calibro di Star Wars ad esempio), il comico barese, “cresciuto” artisticamente con il programma televisivo Zelig, è diventato una vera e propria icona nell’immaginario collettivo. Ora la domanda è: il fenomeno sarà forte abbastanza da resistere ad un eventuale ulteriore calo di qualità in futuro o semplicemente alla realizzazione di un altro film quasi totalmente privo di veri contenuti come Quo Vado? Checco Zalone, a te la prossima mossa, l’Italia, a quanto pare, pende dalle tue labbra.

Pubblicato su PugliaPress

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