CREED72

Ryan Coogler dirige lo spin-off della mitica saga di Rocky, portando sullo schermo la storia del figlio di Apollo Creed, Adonis, interpretato dal giovane Michael B. Jordan. Questo film vede Sylvester Stallone vestire nuovamente i panni di Rocky, stavolta nel ruolo di allenatore ed ispiratore del giovane Creed. Il rapporto tra Rocky e Adonis è difficile da definire, è difficile comprendere chi dei due stia imparando qualcosa dall’altro. Rocky, grazie al ragazzo, si riavvicina al mondo della boxe e ritrova nella sua tenacia e nella sua forza giovanile l’ispirazione e l’energia per affrontare un ultimo decisivo incontro, fuori dal ring, che vale la vita. Adonis, grazie a Rocky, non si limita a migliorare la sua tecnica di combattimento, ma vive un rapporto simile a quello che c’è tra un padre ed un figlio, provando a colmare, almeno in parte, il grande vuoto lasciato dalla morte di suo padre, che non ha mai conosciuto. Tutto ciò che suo padre gli ha lasciato è il cognome: Creed. Adonis soffre costantemente l’enorme peso del confronto con Apollo, sospeso tra la voglia di dimostrare al mondo il suo valore e la paura di essere visto come un semplice “figlio d’arte”, che sfrutta le sue origini per affermarsi in un ambiente complesso come quello della boxe. Creed-Nato per combattere è, sostanzialmente, il classico film sul pugilato, fatto di allenamenti, scene e dialoghi motivanti, che si ripetono da anni, ininterrottamente, con il solito incontro importante da preparare, la voglia di affrontare i propri problemi sul ring, scaricando tutte le tensioni sull’avversario. Non c’è niente di nuovo, sono pochi i momenti in cui il regista ha “osato” uscire dagli schemi tradizionali del genere e sono legati soprattutto al personaggio di Rocky e al peso del cognome “Creed”. Per gli amanti della saga di Rocky vi sono diversi riferimenti che fanno l’occhiolino soprattutto ai fan più accaniti, ma neanche questo basta a rendere il film un prodotto degno di nota. Uno dei motivi per cui Creed è finito nell’occhio del ciclone della critica è stata l’interpretazione di Sylvester Stallone, ma in particolare la sua vittoria del Golden Globe e la sua candidatura agli Oscar come miglior attore non protagonista. Il premio e la candidatura sembrano essere un omaggio, un riconoscimento alla carriera dell’attore e al suo personaggio, perchè Sylvester Stallone, qualunque ruolo interpreti, resta e resterà sempre Rocky Balboa. In questa pellicola l’attore non fa altro che interpretare lo stesso Rocky, un po’ più vecchio, senza brillare particolarmente, senza fare il salto di qualità che un artista premiato agli Oscar dovrebbe avere. Nonostante ciò, il Golden Globe è già nelle sue mani e non è escluso affatto un suo trionfo, nella magica notte del 28 febbraio, al Dolby Theatre di Los Angeles. Certo, appare evidente, guardando i nomi e le interpretazioni degli altri candidati, come una sua eventuale vittoria sarebbe ingiusta dal punto di vista artistico, vista la superiorità dei vari Christian Bale (La grande scommessa), Tom Hardy (The Revenant), Mark Rylance (Il ponte delle spie), in attesa di un altro grande attore, Mark Ruffalo (Spotlight, nelle sale italiane dal 18 febbraio 2016). Dopo aver vistoCreed, sorge spontanea una domanda: i film sul pugilato, tutti praticamente identici negli ultimi anni (tranne qualche rara eccezione, come The fighter), hanno ancora qualcosa da offrire nel panorama cinematografico mondiale?

Pubblicato su PugliaPress

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